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24 septembre 2014 3 24 /09 /septembre /2014 04:51

Fulvio-Leoncini.jpg       "Quella che va sola" di Fulvio Leoncini - 2014, tenica mista legno + cera, cm. 30x21, collezione privata                                                                                                                 http://www.fulvioleoncini.it/

 

POESIA 1a Classificata Poesia inedita

Premio Il Meleto di Guido Gozzano, Agliè (Torino)

 

RENDEZ-VOUS

 

 

Infreddolita, pallida, ansimante,

invano t'aspettai, il cuor batteva

forte ad ogni volto di passante

che tu non eri, eppure a te pareva.

 

La nebbia novembrina già calava

sul fiume, sulla nera mia figura

da musa del Boldini, che emanava

fascino oscuro, beltà senza paura.

 

Tormentando il bouquet, cercavo un viso

scavato, esangue, e mi chiedea perché

non comparisse, o Guido, il tuo sorriso

lieve, dietro al rigore dei pince-nez.

 

Pareva torturarti un'ossessione

di morsi sulla nuca e ardenti baci:

lusinghiera, crudele adulazione...

è facile, poetando, essere audaci!

 

Dove sarai adesso? Che farai?

Vivrai il tormento di saperti atteso

inutilmente, oppure bacerai

rime crudeli sul mio malinteso?

 

O su cocotte che non potesti amare

e sol per questo amar vorresti adesso:

fantasmi che ti fanno rinnegare

Amalia, e guardar vivere te stesso?

 

L'accidia di rinunzia dolorosa

che fa di me soltanto “un caro amico”,

un'illusione, una non colta rosa

che tu potresti coglier, maledico.

 

Mentre percorro mesta il Valentino

ragiono, con un brivido alla schiena,

sulla tua resa al tragico destino

e provo un aspro sdegno e tanta pena.

 

Io seduttrice, eccentrica, maliarda,

scriverò ancor, da nuovi amori accesa;

superba, come chi sorrisi azzarda

pur nello strazio. Amata e vilipesa.

 

Guido, a una sola donna cederai,

Signora che di nulla va vestita,

i suoi passi incombenti avvertirai,

e nell'abbraccio le darai la vita.

 

Nel mio salotto so d'essere attesa

da amici e vanità. Non mi consola.

Io t'amo, Guido. E mai sarò compresa:

sarò per sempre “quella che va sola”.

 

 

Marina Rota

 

www.marinarota.it

 

__________________________________________________________

 

Dal corposo epistolario fra Guido Gozzano e Amalia Guglielminetti

risulta che nel corso della loro liaison, la poetessa diede appuntamento,

davanti alla Gran Madre di Torino, al poeta che non si presentò.

Il loro fu un rapporto più intellettuale e letterario che 'vissuto',

anche a causa della malattia polmonare di Guido, che, diagnosticata nel 1907, lo stroncò a 33 anni.

Molti sono i riferimenti alle tematiche gozzaniane, e soprattutto alla

rinuncia delle occasioni, alla presenza sempre più incombente della

Morte, dal Poeta anche raffigurata come "Signora vestita di nulla".

La metrica è quella di Cocotte che contiene il celebre, bellissimo verso

"Il mio sogno è nutrito d'abbandono.Non amo che le rose/ che non colsi, non

amo che le cose/che potevano essere e non sono state."

Amalia Guglielminetti volle che sulla sua lapide fossero incise queste

parole "Visse e morì da sola".

 

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Published by image.poésie - dans poésie
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